UTO GUARDA LE ROVINE, LE ROVINE GUARDANO UTO

Niente, volevo semplicemente dire una cosa.
Ho seguito non senza una punta di sconcertato divertimento l'assurdo battibecco tra Uto Ughi e Giovanni Allevi, cominciato dal primo dalle colonne de La Stampa.
Francamente potrei fottermene, però mi piacerebbe esporre la mia serena opinione perchè, in un certo senso, ritengo che le parole di Ughi chiamino in causa un po' tutti coloro che, per ragioni anagrafiche e non, amino definirsi "giovani".
Il maestro Ughi, in sostanza, ha accusato Giovanni Allevi di essere un fenomeno commerciale da quattro soldi, musicalmente irrilevante, pericolosamente di massa: in due illuminanti parole, un "inquinamento della verità e del gusto".
Ha detto proprio così, il maestro Uto Ughi. E ha anche aggiunto: "Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo". E ancora, rispondendo ad una nota frase di Allevi («La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l'Islam sta avendo sulla civiltà occidentale»): "Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze". E non pago, in uno slancio di passione civica: "Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo".Ok, scusate. Non era mia intenzione abusare del vostro senso critico per indurvi a costruirvi un quadro generale del personaggio. Non me ve vogliate.
Torniamo al punto: il pericoloso "fenomeno Allevi". Che poi, molto più probabilmente, è il pericoloso "fenomeno musica contemporanea" (checché ne dica Allevi stesso). Ovvero: cannibalizzare il passato e cacar fuori splendido futuro, in attesa di essere un giorno divorato. Secolarizzare, sperimentare, osare: prender parte umilmente al divenire del mondo, alla vita, perdio!
No, è pericoloso. E' come l'Islam. Io me la vedo, la scena: Uto Ughi ha acceso la tv, ha visto Allevi che dirigeva un'orchestra è gli è andata di traverso la cotoletta. Davanti al suo sguardo attonito, la musica classica veniva generosamente gettata ai maiali. La musica classica! "Non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven", dice l'Ughi nella solita intervista. Wow. E che Jimi Hendrix non è Bach, aggiungo io: che la musica nera non è quella bianca, se proprio vogliamo dirla tutta. Ma non divaghiamo.
La divulgazione: questo mostro a mille tentacoli che terrorizza le notti di Uto Ughi. Allevi è male, è "un equivoco", perchè abbassa il registro della musica classica, confonde i piani, "inquina la verità", trasforma la musica da camera in qualcosa da ascoltare con l'iPod. MILIONI di giovani iPod che trillano settime e none nelle orecchie di teenager assonnati! Praticamente un incubo.
In quest'epoca di samples, decostruzione e iconoclastia ci mancava soltanto chi rendesse figa la musica classica.
Che Allevi sia ormai un fenomeno commerciale io non lo metto indubbio, ma francamente non mi pare un argomento molto pregnante. (Io compro volentieri i dischi dei Red Hot Chili Peppers, non so se mi spiego). Che Allevi sia un nerd un po' montato sfido chiunque a negarlo, ma non mi sembra ragionevole che il suo lavoro debba essere inficiato da questa sua sfaccettatura. Quello che uccide Ughi è, ripeto, l'ansia da divulgazione, da imbarbarimento. E' l'orda dei surfer della conoscenza, è il popolo di Google e del multitasking, così come descritto magistralmente e con onestà da Baricco nel suo "I barbari", appunto.
Ma io non ho paura dei Barbari, o almeno non più di quanta ne abbia dei puristi come Ughi. Io non ascolto Allevi (semplicemente perchè finora mi è capitato assai sporadicamente) ma sono molto felice che la sua musica sia diventata un fenomeno di massa; e, guarda un po', ne sono felice proprio per ragioni culturali, le medesime ragioni che il maestro Ughi, in vena di élitarismi, ritiene violentate dalla divulgazione delle opere di Allevi.
Eppure a me sembra un ragionamento così semplice. Divulgazione non è sinomino di "vulgata": un pezzo di Allevi non è una scoreggia di Boldi, su questo, per favore, cerchiamo di essere d'accordo. Dovremmo essere contenti - e ancor più dovrebbero esserlo proprio i culturi della musica classica - che un genere "colto" (uso parole di Allevi) e "complesso" come la musica classica riesca a trovare risonanza negli iPod di milioni di giovani grazie alle doti (perchè questo sono) divulgative e - perchè no? - sapientemente semplificatrici di un giovane pianista. O no?
Troverete lo stesso concetto anche nella controrisposta del bravo Allevi, se cercate bene, tra un conato messianico e l'altro.Perchè è vero, la musica di Allevi è (relativamente) semplice, schietta, quasi pop nel suo genere: ma non fa forse parte, tutto ciò, del gioco della divulgazione moderna, "multidisciplinare" e guidata, di cui dovremmo essere felici? O siamo convinti anche noi, come le mummie accademiche care al maestro Ughi, che l'educazione musicale debba passare necessariamente dall'imposizione immediata di Horowitz e Rubinstein?
Se sì, allora lasciamo in pace chi ascolta i Tokyo Hotel.
E poi, last but not least: siamo davvero poi tanto convinti che l'ascolto della musica debba essere una questione didattica? che si debba accettare senza ragionevole dubbio l'idea della fruizione della musica come "cammino" pedagogico orientato a paradigmi di "genuinità"? che tutto ciò debba poi essere incarnato esclusivamente dalla musica classica, musica "colta", intesa come marchio universale di qualità e valore?
Ad ognuno la risposta che più sente come propria. Personalmente, non sono disposto ad accettare serenamente che il religioso assenso sul carattere "colto" della musica classica finisca per implicare un automatico scadimento "di verità e gusto" di tutta la musica circostante, fondamentalmente di matrice afroamericana. Ho sentito fior fior di "maestri" scavare fossati tra musica bianca e musica nera, argomentando di una maggior compiutezza e "bellezza" nell' impianto "melodico" del classico rispetto alla caratterizzazione più "ritmica" e rozza della musica contemporanea. Ritengo opinioni del genere, appunto, nient'altro che fragilissime opinioni.
Perchè Bach è Bach, ma Jimi Hendrix è Jimi Hendrix, non un negro qualunque. E' opportuno accettare questa dolorosa verità.
Sarebbe troppo triste constatare che la più semplice alternativa all'americanismo cieco sia l'eurocentrismo purista di qualche vecchia parrucca.
p.s. Allevi non è musica classica. Allevi non è jazz. Allevi è Allevi. Benvenuti nella musica contemporanea.
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9 commenti:
Ma guarda, ho parlato con alcuni musicisti, tutti giovani, tutti molto sereni nei confronti del nuovo, alcuni dei quali ascoltano - per diletto e senza snobismo - anche la commerciale e il pop.
Tutti concordano su un fatto di base: non si tratta di valutare la musica di Allevi. Se tu autore scrivi qualcosa, va da sé che quell'opera avrà punti di forza, punti di debolezza, una bellezza o una bruttezza intrinseca e relativa.
I miei amici musicisti mi hanno detto però che Allevi non fa musica. Scopiazza e spaccia per nuovo.
In altri termini: se io faccio un copia e incolla da più romanzi, lego quei pezzi con dei connettivi che ammanto di originalità e poi non so nemmeno che differenza c'è tra prosa e poesia, posso ritenermi uno scrittore?
Ti lascio con questa domanda.
E' una bella domanda.
Siccome sono un grande ignorante di musica classica, sono costretto a risponderti in astratto rispetto alla questione "artistica" (ma in concreto rispetto alla figura di Ughi).
Anche a me, francamente, pare di aver capito che Allevi non spicchi in originalità dal punto di vista delle invenzioni. Uto Ughi, che è uno che in Italia e nel mondo ha un nome, aveva due possibilità: farsi portavoce di una maggiore genuinità e originalità musicale esponendo (come fa in ogni uscita pubblica, peraltro) il suo autorevole punto di vista, magari pure alludendo ad episodi recenti come quello del successo di Allevi per stigmatizzare i mala tempora, dissociandosene con una giudizio di valore personale; oppure - come ha fatto - affermare di "sentirsi offeso", tirare in ballo i tagli del governo, ergersi a paladino del gusto e della verità, e sacrficare ogni parvenza di stile e decenza nell'esercizio dell'attacco personale.
Il risultato, oltre - ripeto - alla caduta di stile, è che gente come me ha visto nell'intervento di Ughi l'ennesimo e impaurito allarme per l'imminente arrivo dell'orda barbarica, più che un giudizio personale.
E poi ribadisco: ammesso e non concesso che si possa definire "colta" la musica classica (differenziandola così dagli altri generi), a me fa solo piacere che un giovane, nell'ascoltare Allevi nella sua cameretta, si veda arrivare il padre che gli dice "questo stronzo copia tutto da Chopin", perchè magari il giovane si incuriosisce e va a comprarsi i Notturni. E di lì la catena della "cultura" è inarrestabile.
Se proprio non riusciamo a fare un discorso "di gusti", allora ogni altro discorso di pretesa più "oggettiva" deve a mio avviso fare i conti con l'effetto positivo compensante della "divulgazione".
Io, che sono una appassionata di musica classica, ascolto Allevi. Porello, perché no? Onestamente ho sentito dirigere Puccini molto meglio, e mi sa che le sue composizioni - non ho sentito l'ultimo disco, ma quelli prima sì - sono carucce quanto una canzone di Jovanotti. Ma perché martirizzarlo? ognuno è libero di ascoltare quello che vuole e quando vuole, sull'ipod, nelle sale da concerto, in macchina con l'autoradio a palla...Uto Ughi non ci ha fatto una gran figura, sinceramente. Neppure Allevi, a sparare che la sua musica rivoluzionerà la Musica con la M maiuscola. Ma via, ci sono danni ben più seri di un Allevi osannato, sia per la Musica che per la società in genere. 'Sta gente non ha proprio di meglio da fare??
Auguroni.
Galatea.
Concordo.
p.s. anche a te cara!
Ahi ahi, mi sento un ignorantone (e lo sono!) in materia. Mi astengo da commenti non conoscendo la materia ma ne approfitto per farti i miei migliori auguri di buon anno nuovo.
Non credo che 8 o 9 finale cambi molto la sostanza ma... perchè non provare a crederci?!? ;-)
Dal basso della mia limitata cultura musicale (nonchè dal Basso della mia Regione), v'invito ad iniettarvi nelle vene un po' di sana melodia dal Maestro Stefano Bollani. Vi dimenticherete sia Ughi che Allevi, statene certi! Un caro saluto al ironico-melanconico-quasi-dottor-GG e a tutti i suoi coraggiosi commentatori: buon anno a tutti!
Bollani regna.
Un musicista più che apprezzabile, che non conosce deliri di onnipotenza o eugenetica delle note.
bravo jc!
Uhm, francamente se devo scegliere sto dalla parte di Ughi.
Tralasciando alcune annotazioni poco riuscite – dalla paura dell’Islam alla quasi giustificazione dei tagli di Berlusconi, ma sono ben note le simpatie di centrodestra del violinista – ci sono secondo me due punti fondamentali:
(i) E’ veramente irritante come basti definire la propria musica come “classica” perché questa diventi buona per forza, esca dalle categorie del bello/brutto per diventare automaticamente “colta”, per cui se non la si apprezza è perché siamo ignoranti. Si può e si deve dire invece: ci sono compositori ed esecutori di musica “classica” che fanno cagare!!! Eppure per il pubblico del Senato, Fini in testa, basta uno un po’ spettinato per essere un grande artista. E se è anche giovane allora diventa uno in linea coi tempi (giovane, oddio, c’ha quarant’anni… vabbè che l’ultima volta alla Scala si presentò sul palco un compositore sessantenne e il pubblico intorno– età media over 80 – proruppe in un “Oh, com’è possibile? Così giovane!”).
(ii) Perché mai per divulgare la musica classica bisognerebbe semplificarla?!?!? La particolarità della musica classica sta proprio nella sua complessità, semplificandola cosa ne resta? Se per divulgare la Nona di Beethoven la si deve ridurre a suoneria per cellulari (oh, intendiamoci, ce l’avevo anch’io!) che senso ha, cosa ne rimane?
Poi, per carità, se a uno piacciono i dischi di Allevi benissimo, ma non è un bello spettacolo vedere un autore di musiche da spot pubblicitari venire acclamato dal Senato della Repubblica come il grande innovatore della musica classica solo perché la casa discografica ne cura l’immagine e le parole fino all’ultimo ricciolo finto-disordinato.
Saluti e complimenti per il post perché al di là delle posizioni è bello leggere discussioni su questo argomento.
Allevi è solamente il Richard Clayderman dei giorni nostri e niente più.Massimo
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