Il morbido assassinio dell'Università pubblica

PIACERE, VOCE-DI-SPESA


Quanti di voi, attualmente, sanno che il governo Berlusconi ha di recente legiferato sull'Università? Quanti di voi conoscono il progetto distruttivo che, con la conversione in legge del DL 112 del 2008, ha visto la luce sotto gli indifferenti soffitti delle aule parlamentari? Quanti di voi, per dio, sanno cosa sta succedendo e succederà ai nostri atenei?

Immagino pochi. E vi dirò di più: non è colpa vostra. Tra luglio e settembre, i ministri Gelmini (nella foto) e Tremonti (ve la risparmio) hanno pianificato e buttato su carta il definitivo e ultimale sbriciolamento dell'Università pubblica italiana, sia come concetto di valore che come concretissimo insieme di diritti e servizi. Bene: qualcuno è venuto a dirvelo? avete per caso visto trasmissioni televisive, ascoltato servizi radiofonici, letto articoli di giornale? Grillo ne ha parlato? le vostre talpe al MIUR vi hanno chiamato ansimanti nel cuore della notte?
No. Di questa benedetta legge 133/08 (di conversione del DL di cui sopra), nessuno sembra fottersene un granché. E' un vero peccato. Pazienza: vorrà dire che, come al solito, faremo da soli.

Il DL 112 - così come la rispettiva legge 133) - reca un titolo che scoraggerebbe la lettura anche ad un monaco eremita amanuense del 1200: "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria" (traduzione per gli ingenui: "Tagli finanziari un po' qui un po' lì, nel goffo tentativo di far quadrare un bilancio ontologicamente e irrimediabilmente destinato al disavanzo perenne"). In sostanza, con provvedimenti del genere il Governo agisce sulle vigenti leggi di spesa per preparare il terreno su cui dovrà adagiarsi la successiva finanziaria (che dovrebbe uscire a breve), cioè la legge annuale con la quale lo Stato sceglie quanto spendere e quanto prelevare nell'anno di riferimento.

Andando a spulciare tra i fantomatici interventi "per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, etc", ci si imbatte quasi subito in due o tre disposizioni concernenti l'Università. Sono davvero due o tre righe, ma riescono ugualmente - nella loro colpevole semplicità - a mostrare un effetto deflagrante pari più o meno a quello di un fiammifero acceso gettato in una piscina olimpionica colma di gasolio.
Vi risparmio la ricerca delle due o tre disposizioni incriminate tra gli 85 articoli della legge (in ogni caso, gli articoli rilevanti sono il 16 comma 1, ed il 66 commi 7 e 13), e vi espongo sinteticamente i tre punti focali in cui si articola nel complesso il progetto eutanasico dei ministri Gelmini e Tremonti:

- "L'autorizzazione legislativa [...] concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013". (art. 66, comma 13)
Leggasi: ulteriori, enormi, progressivamente crescenti tagli all'Università pubblica. Tanto per farsi un'idea concreta di ciò che succederà: dire che nel 2013 ci sarà un taglio di 455 milioni di euro, equivale pressapoco a immaginare la scomparsa dell'Università Statale di Milano. E' un'immagine forte e se volete tendenziosa, ma si fonda su una pura e semplice equivalenza economica.
Se poi si pensa che, finanziaria dopo finanziaria, le nostre spese militari aumentano progressivamente anno dopo anno, si comprende agilmente il perché spesso e volentieri ci brillino gli occhi a sentire la parola "rivoluazione".
- (in merito al turn-over del personale di talune amministrazioni) "In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell'anno precedente." (art. 66, comma 7).
Leggasi: possibilità di assumere una sola persona ogni 5 che vanno pensione. Il che equivale, di fatto, chiusura di numerosi corsi di insegnamento (nella mia Facoltà, per questo motivo, è addirittura impossibile fare previsioni certe circa l'attuazione della riforma Moratti, poiché il personale docente non riuscirà a coprire tutti i corsi da avviare o mantenere), blocco del ricambio generazionale (con tutte le ricadute del caso sulla vita lavorativa di molti giovani), abbassamento del livello della qualità della didattica (non siamo ipocriti: è una conseguenza direttissima).
- "[...] Le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato " ( art. 16, comma 1)
Leggasi: dati i tagli incrementali al Fondo di Finanziamento Ordinario previsti fino al 2013, molte università si ritroveranno a galleggiare in una crisi finanziaria di molto superiore a quelle in cui versano già ora. La trasformazione in fondazioni private sarà un rimedio facile e allettante per molte di esse. Tuttavia, le conseguenze che potrebbero discendere da una decisione del genere sono allarmanti:

1) la perdita di valore del limite legale alla contribuzione studentesca nell'Università pubblica, che garantisce un tetto massimo pari al 20% dell’Fondi di Finanziamento Ordinario, e che non opera per gli enti privati come le fondazioni, permetterà a queste ultime di aumentare la contribuzione studentesca liberamente, trovando così un facile e iniquo sistema per appianare gli attuali buchi di bilancio. Risultato: si avranno Università pubbliche in gravi difficoltà economiche, con scarsa qualità della didattica (anche a causa del blocco del turn-over al 20%) ma con tasse accessibili, e università-fondazioni private con didattica migliore ma con quote d'iscrizione praticamente "americane". E' questo che vogliamo?

2) far entrare i privati nel sistema dell'Università significa esporre la ricerca al rischio di imbavagliamento. Ammesso e non concesso che i nostri illuminati macro-capitalisti decidessero improvvisamente di investire massicciamente in università, potremmo ritrovarci un giorno ad avere, ad esempio, facoltà private di Farmacia con ricerca pilotata esclusivamente dalla Bayer. O facoltà di Ingegneria con ricerca a libro paga Fiat. E via esemplificando. E' questo che vogliamo? E' questo che garantirà il progresso culturale e tecnologico del nostro paese?

Ecco tutto.
Ripeto: qualcuno è venuto a dirvi qualcosa? avete per caso visto trasmissioni televisive, ascoltato servizi radiofonici, letto articoli di giornale? Grillo ne ha parlato? le vostre talpe al MIUR vi hanno chiamato ansimanti nel cuore della notte? No.
Tutti i media brancolano in un colpevole, grave e inspiegabile buio.

Il problema che affligge l'università italiana è un problema radicale, di fondo: il nostro Paese - come per molte altre questioni, in realtà - non ha una "cultura della cultura". Nel "paese dell'emergenza" per eccellenza, è invero naturale che non esista alcun piano politico stabile, ragionato e lungimirante sull'Università. Se i nostri governi (di qualsiasi colore) riuscissero un giorno a concepire i nostri anni, la nostra poca esperienza, la nostra giovinezza, il nostro bagaglio culturale passato-presente-e-futuro come un prezioso elemento su cui investire e rischiare, potremmo quel giorno dirci un popolo progredito.
Fino ad allora, tutti noi, non solo studenti, ma anche lavoratori, professionisti, cittadini, non saremo altro che mere voci di spesa.

Informate, mobilitatevi, protestate. Sull'Università si fonda il Paese.


p.s. Pisa is burning. Ripeto: Pisa in burning.


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7 commenti:

matteo ha detto...

IO l'ho scoperto leggendo un volantino affisso ad una porta del chiostro dell'Università di Milano.
Sono agghiacciato e pare che a nessuno freghi un cazzo.

Non so proprio cosa dire, nè tantomeno che fare.

Franca ha detto...

Perchè sul resto ci hanno detto qualcosa?
Comunque, grazie per averci risparmiato la foto di Tremonti...

chit ha detto...

Hai fatto la domanda giusta:

Quanti di voi, per dio, sanno cosa sta succedendo e succederà ai nostri atenei?

Pochi o nessuno, però in compenso molti sanno cosa succede sull'isola dei famosi e quali saranno i prossimi concorrenti del GF....
D'altra parte vuoi mettere il valore dell'istruzione confronto ad argomenti come questi?!?

GG ha detto...

Il che, se si pensa al fatto che l'università e la cultura sono (dovrebbero essere) il combustibile dello svuluppo, non fa che aumentare la nostra frustrazione in merito alla pochezza della nostra opinione pubblica.

sam ha detto...

e le altre scuole non se le passano meglio.
fatto sta che abbassare le ore e togliere il tempo pieno (o limitarlo) è l'ennesimo, questa volta velato, regalo alle scuole private. Le uniche a potersi permettere il tempo pieno.

raser ha detto...

commento esplicativo di un elettore di centrodestra a un mio post che criticava la gelmini:

"tremonti:mariastella, il tuo budget è questo, arrangiati come gli altri
raser: un paio di perplessità
la differenza tra dover fare i conti con la realtà e fare esercizi di filosofia"

a questi della cultura, dello sviluppo scientifico, non frega una cippa di niente. per loro è "fare filosofia"

Crocco1830 ha detto...

Stanno distruggendo il diritto alla conoscenza.
Chissà perchè mi torna in mente quella scena del film "schindler list", nella quale un uomo ebreo viene ritenuto "lavoratore non necessario" dai nazisti, perchè professore di storia ...